Vendita e acquisto libri antichi


La Libreria Xodo ha maturato negli anni una vasta esperienza e specializzazione nella vendita di libri antichi, soddisfacendo le più disparate richieste dei clienti appassionati della cultura di una volta. Visitando il nostro punto vendita, avrai la possibilità di acquistare libri non più diffusi nel mercato comune e di far stimare libri antichi conservati nella tua biblioteca personale.


Grazie ai servizi offerti dalla dott.ssa Barbara Xodo, infatti, è possibile ricevere in negozio stime e valutazioni professionali con tanto di rilascio di certificazioni: contatta la sede di Torino per informazioni e appuntamenti.

Contatti


MENDÈS, Catulle – SCHWABE, Carlos, Hespérus. Illustrations en couleurs de Carlos Schwabe. Paris, Société de Propagation des Livres d’Art, 1904




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    In-4° grande (310 x 225 mm), pp.96, (6), L’apparato iconografico è così suddiviso: Brossura editoriale, giustificazione della tiratura, antiporta, 12 tavole f.t., 7 'faux-titre',10 illustrazioni nel testo, colophon, per un totale di 32 illustrazioni a pochoir di Carloz Schwabe, segue una suite di 32 tavole f.t. in fumé, stampate su 'papier Japon mince'. Straordinaria legatura 'doublures' coeva in stile Art Nouveau firmata e datata di Charles MEUNIER 1907 in pieno marocchino color ocra. Dorso a quattro nervi pronunciati, incorniciati da un impressione a secco che si prolunga sui piatti quasi a imitare antiche cuciture, al centro del dorso intarsio mosaicato raffigurante un fiore bianco. Sui piatti interni splendido decoro tipicamente art Nouveau mosaicato a più colori, bianco, verde giallo e marrone raffigurante una ricca cornice intrecciata di papaveri in fiore e bocciuoli. Doppie sguardie in seta e in carta decorata. Brossura editoriale conservata all'interno. In custodia. Elegante edizione illustrata con le raffinate composizioni a colori di Carlos Schwabe, tra i più originali protagonisti del Simbolismo europeo. L’apparato iconografico, intimamente legato alla poesia di Mendès, interpreta il testo attraverso immagini di intensa suggestione simbolica e visionaria, caratterizzate da un raffinato gusto decorativo. Edizione di lusso in gran formato, stampata in tiratura estremamente limitata su papier Japon, di soli 25 esemplari. Il presente è l’esemplare n. VII dei 12 stampati su papier Japon, appartenente dunque alla più rara e prestigiosa tiratura dell’edizione. Charles Meunier (1866-1948) spinse ancora oltre la teoria ornamentale di Marius-Michel, suo maestro e formatore. Affermatosi già all'età di vent'anni, ampliò rapidamente il proprio genere divenendo il fautore della legatura cosiddetta emblematica e mosaicata. Amava utilizzare un marocchino di colore scuro o sobrio per i piatti esterni (in stile jansenista) e sorprendere il lettore all’apertura con al piatto interno decori in pelle dai colori molto vivaci (arancione, ocra ...). Il testo, contrariamente alla tradizione classica, fungeva da «emblema», richiamando direttamente il contenuto o lo spirito del libro. 

    Carteret Illustrés IV, 276. 





Soffici. chimismi lirici Vallecchi editore


Soffici Ardengo, Bïf§ZF + 18. Simultaneità. Chimismi lirici. Nuova edizione accresciuta. Firenze, Vallecchi, 1919.


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    In-8°, pp.110, (2) bianche, 8 di catalogo dell'editore, brossura editoriale con titoli in rosso e in azzurro entro cornice azzurra al piatto anteriore. Varie soluzioni grafico-tipografiche di parolibere. Esemplare in buono stato, nella tiratura con le 8 pagine finali di catalogo editoriale e con il ritratto dell'autore. Seconda edizione rivista e aumentata, stampata in formato ridotto quattro anni dopo, appena trascorsa la prima guerra mondiale.



     Cammarota, Futurismo, 449



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    Jean-Baptiste Tavernier (Parigi, 1605 – Mosca, luglio 1689) è stato un viaggiatore e mercante francese, pioniere dei commerci tra la Francia e l'India. I suoi sei viaggi lo portarono in Turchia, Persia, India, Sumatra e Giava. In India, scoprì Agra e il famoso regno di Golconda, che all'epoca era il grande centro di produzione e taglio dei diamanti. Questi viaggi si rivelarono di grande importanza per completare la conoscenza e la cartografia del sub-continente indiano e dei paesi dell'Asia orientale. Nel 1630, grazie all'interessamento di François du Tremblay, uomo di fiducia del cardinale Richelieu, si imbarcò per il Levante al seguito di agenti del re di Francia. Raggiunse Costantinopoli all'inizio del 1631 e vi rimase nove mesi. Continuò il viaggio attraversando l'Armenia, raggiungendo la Persia. Dopo aver visitato Isfahan ritornò in Europa toccando Baghdad, Aleppo, Alessandretta, Malta e l'Italia. Arrivò a Parigi nel 1633. Non si sa con certezza cosa fece nei successivi cinque anni, ma un suo biografo francese ritiene che diventò per qualche tempo maggiordomo del duca Gastone d'Orléans. In settembre del 1638 iniziò un secondo viaggio, che durò cinque anni. Ritornò in Persia attraversando la Siria, proseguì verso l'India. Visitò la città di Agra e poi raggiunse il sultanato di Golconda. Fu ospite della corte del Gran Mogol Shah Jahan e riuscì a visitare le famose miniere di diamanti nei dintorni della città. Alla vista di tanta ricchezza, decise che sarebbe diventato un mercante di gioielli, con l'idea di venderli ai regnanti e principi del Medio Oriente. In seguito fece altri quattro viaggi in Asia. Nel terzo (1643-49) arrivò fino a Giava, ritornando in Europa attraverso il Capo di Buona Speranza. I suoi rapporti con gli olandesi furono però difficili, e al ritorno in Francia si trovò coinvolto in una causa legale per aver trasportato mercanzie senza l'autorizzazione delle autorità olandesi.


    Il quinto volume contiene una raccolta di diversi resoconti e trattati singolari e curiosi, nonchè una descrizione del Giappone (quì è presente una carta del Giappone), il sesto volume contiene il Nuovo resoconto dell'interno del serraglio del gran signore, nonché una Memoria riguardante l'insediamento dei padri gesuiti nelle Indie di Spagna. Questi allegati contengono una descrizione del Giappone (quì è presente una carta del Giappone) raccolta da altri mercanti e altre opere e una severa critica del commercio inglese nelle Indie.

LANZI Luigi abate, Notizie della scultura degli antichi e dei vari suoi stili dell'ab. Luigi Lanzi. Seconda edizione Italiana dall'editore corredata di nomi e rami e di alcuni cenni storici della vita e delle opere del medesimo. Poligrafia Fiesolana, 1824.


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    In-8°, pp. XXX, 79, ritratto dell'autore in antiporta e 19 tavole f.t. alcune stampate in seppia, raffiguranti monete, urne, bassorilievi, statue egizie, greche, etrusche e romane, legatura in piena pelle rossa, dorso a 5 nervi, titolo su tassello e fini fregi al dorso. Ai piatti cornice lineare a secco e al centro stemma alle armi del Baron Guillaume Pavée de Vendeuvre (politico francese Paris 1779 - Troyes 1870) con il suo motto: Ardeo Persevero Spero. Tagli marmorizzati

    Interessante studio apprezzato per la comprensione e la datazione dei diversi stili antichi in bella ed elegante legatura.

    Cicognara, 39, ". Miglior libro che abbiasi su questo argomento.". Fossati Bellani, III, 4223.

PALAZZI GIO., Aquila Romana ovvero Monarchia Occidentale da Carlo Magno d'Occidente Imperdor Primo sino alla Coronatione del Glorioso Leopoldo Primo tutti con le loro effigie dal naturale aggiontivi li geroglifici ed allegorie; inventione dell'autore.

Segue: Aquila Franca, sub qua Francones imperatores a Conrado II Salico usque ad Lotharium II Occidentis imperatorem XX. elogiis, hieroglyphicis, numismatibus, insignibus.. Venetia, A spese dell'Autore - Ex Typographia Poleti, 1679.



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    Due opere in un volume in-folio, Antiporta allegorica, frontespizio in roso e nero, pp. 176, 48 incisioni a piena pagina inserite nella nuemrazione; (4), 341, numerose incisioni n.t. a piena pagina e a tre quarti. Legatura coeva in piena pelle dell'epoca, dorso a sette nervi, tiolo su tasselo e ricchi fregi in oro, ai piatti cornice lineare in oro, alcune usure alle cerniere, nel complesso esemplare fresco e marginoro. Ex libris al verso del frontespizio.

    Le due opere fanno parte della serie Monarchia occidentalis, di cui fanno parte vari volumi che rappresentano diverse “aquile” (Aquila Franca, Aquila Romana, Aquila Saxonica, etc.) dedicate a gruppi imperiali o dinastie specifiche

    L'Aquila Romana documenta la storia della monarchia occidentale a partire da Carlo Magno (800 d.C.) fino a Leopoldo I (coronato nel 1658), l'opera ripercorre visivamente la genealogia e la simbologia del potere imperiale romano-germanico. Include figure fondamentali come Ottone I, Federico II, Carlo V e altri sovrani fino al Seicento. Le immagini dell’Aquila Romana sono raffinate incisioni a rame in stile barocco, caratterizzate da un’estrema ricchezza simbolica. Ogni ritratto imperiale è incorniciato da un complesso apparato iconografico: figure mitologiche e cristiane, animali araldici, strumenti di guerra, libri e corone convivono con personificazioni allegoriche come la Giustizia o la Fede. Gli sfondi, spesso architettonici o paesaggistici, rafforzano il messaggio morale e storico. Emblematico è il ritratto di Ottone III, sormontato da un’aquila bifronte e un tempio spezzato: simbolo della rinascita dell’Impero d’Occidente.

    L'aquila franca ritrae gli imperatori franchi da Corrado II il Salico fino a Lothario II dell’Impero Occidentale. A ogni imperatore vengono dedicati elogi (testi celebrativi), elementi “hieroglyphici” (cioè allegorie, simbolismo visivo), numismatibus (riferimenti alle monete), insignibus (insegne, stemmi) e imaginibus antiquis

VAUGHAN Thomas (pseudonimo di Eugenio Filalete), RECONDITORIUM AC RECLUSORIUM OPULENTIAE SAPIENTIAEQUE NUMINIS MUNDI MAGNI cui deditur in titulum Chymica Vannus, obtenta quidem & erecta auspice mortale coepto; sed inventa proauthoribus immortalibus adeptis, quibus conclusum est, sancitum & decretum, ut anno hoc per mysteriarcham mercurium, velut viocurium, seu medicurium... segue: COMMENTATIO DE PHARMACO CATHOLICO; quomodo nimirum istud in tribus illis naturæ regnis, mineralium, animalium ac vegetabilium, reperiendum: atque exinde consiciendum. Amstelodami, Joannem Janssonium a Waesberge & Weyerstraet, 1666.


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    In-4° (cm. 20,5 x 15,5), pp. 392 (ma 292); (2), 76, (1), 13 belle tavole simboliche incise in rame a piena pagina, raffiguranti pianeti, sole e luna, il coro filosofico, il cerchio magico, la gabbia delle Sibille e un'incisione alchemica rosacrociana stampata in rosso con il suo motto 'character adeptorum in cruce sub sphaera venit sapienia vera' (Il carattere degli adepti è nella croce, sotto la sfera giunge la vera saggezza), ripetuta in nero al verso del secondo frontespizio. Legatura coeva in piena pelle, dorso a cinque nervi, titolo su tassello e ricchi fregi in oro, tagli rossi. Leggeri restauri agli angoli e alle cuffie. Buon esemplare, fresco.

    Due rarissimi trattati alchemici: il primo 'La Chymica Vannus' definita dal De Guaita l'opera più misteriosa e più famosa fra quante ne annoveri la secolare storia dell'Alchimia, chiunque ne sia stato l'autore; generalmente attribuita a Thomas Vaughan; il secondo, intitolato 'Commentatio de pharmaco catholico', è un trattato puramente alchemico, scritto in tedesco da Johan de Monte-Snyder e tradotto in latino dallo stesso autore di “Chymica vannus”, dove vengono descritti i procedimenti per trasformare i metalli in oro attraverso alla sette operazioni ermetiche

    Nel cuore della tradizione rosacrociana e dell’alchimia spirituale del XVII secolo, la Chymica Vannus si presenta non come un semplice manuale di laboratorio, ma come un viaggio simbolico verso la purificazione dell’anima. Scritta in una prosa ricca di allegorie, prefazioni sibilline e dialoghi interiori, l’opera invita il lettore a decifrare un linguaggio nascosto dove mercurio, pietra filosofale e spiriti degli elementi diventano metafore di una trasformazione interiore. L’alchimia non è solo manipolazione delle sostanze, ma pratica iniziatica per conoscere la realtà profonda. La materia non è solo materia; è un microcosmo in grado di riflettere e guidare il macrocosmo dell’uomo. Attraverso laboriose meditazioni e istruzioni simboliche, la Chymica Vannus propone una rigenerazione dell’individuo, dove l’unità tra Spirito e Materia è la chiave per accedere a verità spirituali nascoste tra i veli della quotidianità.

    Thomas Vaughan, alchimista, filosofo, esoterista e cabalista gallese, esponente dei Rosacroce, che scrisse sotto lo pseudonimo di Eugenio Filalete alcune opere di magia e occultismo, fra cui la prima traduzione in inglese dei manifesti rosacrociani 'Fama Fraternitatis' e 'Confessio Fraternitatis'. Era fratello gemello del poeta Henry Vaughan. Confessando di «aver cercato a lungo la pietra filosofale», Vaughan divenne seguace della dottrina iatrochimica di Paracelso, respingendo il sistema aristotelico degli elementi, e impegnandosi in una serie di esperimenti innovativi per produrre farmaci paracelsiani, che distribuiva come preparati terapeutici, con cui intendeva portare avanti il rinnovamento rosacrociano dell'alchimia iniziato con Libanius Gallus e Giovanni Tritemio. E' considerato anche un precursore di Steiner, infatti Rudolf Steiner nell' ideazione del termine "Antroposofia" si ispirò alla figura e all'opera del rosacrociano Thomas Vaughan. Secondo la concezione di Vaughan (ed in generale dell' intero movimento rosacrociano) l'uomo è il centro dell'Universo e deve pervenire alla conoscenza di Dio non in modo passivo, affidandosi ad una religione rivelata e ad una via spirituale meramente devozionale, bensì in modo attivo, trasformando la propria coscienza e penetrando i segreti del cosmo e della natura.

    Secondo l'A. l'alchimia, la magia, l'astrologia che sono scienze sacre, le cui origini risalgono all'antichità sacerdotale dovevano rimanere un unus, «diversamente da ciò che la mentalità moderna suppone, non esistono distinzioni di alcun tipo fra un ermetismo filosofico "dotto", limitato alla pura speculazione intellettuale, e un ermetismo operativo "volgare", al quale apparterrebbero scienze come l'alchimia, la magia e l'astrologia ..., scienze tradizionali che non possono essere disgiunte, pena fatali fraintendimenti».

    Ma questa separazione avvenne, come spiega Eugenio Filalete: 'nel corso del tempo, queste tre scienze — che non operano miracoli senza un'unione reciproca e essenziale — a causa di un'interpretazione sbagliata, furono smembrate e separate, cosicché ciascuna di esse fu considerata una facoltà a se stante. Dio ha unito queste tre cose in un soggetto naturale, mentre l'uomo le ha separate e non le ha poste in alcun soggetto, se non nel proprio cervello, in cui sono restate sotto forma di parole e immaginazione, e non di elementi sostanziali e di verità. In tale condizione, queste scienze divennero morte e vane, non produssero nulla se non rumore, dal momento che erano separate, come se tu smembrassi un uomo e ti attendessi a che una sua parte compia quelle azioni che faceva la totalità quando era in vita'.


    'Ouvrage devenu introuvable et qui renferme intégralement la doctrine secrète des frères de la Rose-Croix... ' - S. de Guaita. 'Très mystérieux ouvrage d'Alchimie et de Philosophie Mystique publié en Mai 1666 par les Frères de la Rose-Croix : il est singulier de texte et de figures et se trouve difficilement en librairie...' - Duveen 498 - Ferguson Il, 246 - Gardner, Bibl. Rosicruc. 137. - Caillet, 2362



GOURMONT Remy de - DOMIN André, Litanies de la rose. Paris, René Kieffer, 1919. 


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    In -16°, (162 x 123 mm.), pp. 128, bella legatura editoriale di Kieffer in piena pelle marrone, piatti decorati al centro con un’ampia fascia verticale di 13 filetti a secco, ricoperti da una placca a secco raffigurante una donna nuda seduta su un letto di rose sul primo piatto e una rosa accompagnata dalle sue foglie sul secondo piatto, dorso liscio con titolo in oro, non rifilato, copertina editoriale conservata all'interno. Restauro alla cerniera superiore. Bellissima edizione di lusso, la prima illustrata, decorata con 59 composizioni di Andrè Domin colorate a pochoir, cornice impressa in bistro su fondo oro ad ogni pagina. Edizione di 560 copie la nostra è la n. 86. Domin, André (1883-1962) Illustratore e decoratore francese, André Domin fu attivo all’inizio del XX secolo, distinguendosi per le sue illustrazioni in stile Art Déco e per il lavoro di arredatore con la Maison Dominique, fondata insieme a Marcel Genevrière. Le sue opere si caratterizzano per l’eleganza delle linee, l’uso decorativo dei colori e la raffinatezza dei motivi ornamentali. La tecnica al pochoir e l’attenzione ai dettagli decorativi rendono questa edizione un significativo esempio della produzione illustrativa francese del periodo tra le due guerre, in cui il libro diventa oggetto d’arte oltre che veicolo letterario. 




NOVELLO Giuseppe, Bozzetto originale realizzato dal noto pittore e illustratore Giuseppe Novello per la sovracoperta del volume 'Nuvola di Piero Gadda'. 1938.

Bozzetto per la realizzazione della sovracoperta del volume 'Nuvola di Piero Gadda', edito dalla Ceschina nel 1938. Disegno a matita e pastelli colorati su carta. Misure : 25 x 31 c
Cornice in legno laccata

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    In-8°, cc. (3), 1 bianca, 18, bella legatura coeva in piena pergamena rigida, dorso a 5 nervi con titolo calligrafico al dorso, leggera macchia al margine superiore del piatto anteriore. Tagli in rosso. Al frontespizio bella marca tipografica incisa raffigurante la Fama alata, posata con un piede sul globo, che suona una tromba con il motto: ' Io volo al ciel per riposarmi in Dio'. Ex-libris del Conte Cibrario al piatto interno superiore. Bello e genuino esemplare.

    Rarissimo opuscolo dedicato all’Ordine del Toson d’oro, a cura di Francesco Sansovino, il cui nome figura nella dedica, a c. A3v . In questo importante testo Sansovino offre un’accurata descrizione del funzionamento dell’Ordine, dei requisiti dei Cavalieri, del loro modo di comportarsi, delle cariche e delle dignità di cui esso si compone. Importante anche la casa editrice L'Accademia Venetiana   fondata  nel 1558 a Venezia per iniziativa dei patrizi Federico Badoer, Domenico Venier e Girolamo Molino, fu detta anche Accademia della Fama. Di tutto ciò che fu stampato nell'Accademia si occupò Paolo Manuzio, sia come curatore che come tipografo. Nel 1560 il Consiglio dei Dieci incaricò l'Accademia della stampa di leggi, ordinanze ed altri atti del governo veneto. Nel 1561 l'Accademia fu soppressa per essere riattivata nel 1594.


    L’Ordine cavalleresco del Toson d’Oro venne istituito il 10 gennaio del 1430 da Filippo III di Borgogna, a Bruges, in occasione del suo matrimonio con la principessa portoghese Isabella d’Aviz, per onorare personaggi che si erano distinti nella fedeltà e nel servizio alla Corona. Tra i membri illustri dell’Ordine basti ricordare il più famoso Gran Maestro: l’Imperatore Carlo V d’Asburgo (1500-1558) che annoverò tra i membri suo figlio Filippo II, l’ammiraglio genovese Andrea Doria, il Principe di Bisignano Pierantonio Sanseverino, il Duca di Parma Alessandro Farnese, ed il Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici. Con tale prestigiosissima onorificenza venne sancita definitivamente la gloria, il potere, e la nobiltà del casato fiorentino.  Tra i personaggi italiani di spicco cui è stato conferito il cavalierato dell’Ordine sono: Galeazzo Caracciolo, Marcantonio Colonna e, in seguito, anche molti altri membri della stessa famiglia Colonna, Federico da Montefeltro, Guidobaldo II della Rovere, suo figlio Francesco Maria II della Rovere, Francesco IV d’Este, Ferrante I Gonzaga, Vespasiano I Gonzaga Colonna Duca di Sabbioneta, Raimondo Montecuccoli, Antonio d’Aragona Moncada, Tiberio Vincenzo Ventimiglia del Bosco, suocero di Luigi Gonzaga di Castiglione

    L’Ordine ricevette la piena approvazione e il totale sostegno della Santa Sede, che concesse speciali privilegi spirituali. Dato che sotto il suo governo si trovava praticamente riunita tutta l’Europa, l’Ordine del Toson d’Oro divenne la più potente organizzazione cavalleresca esistente nel mondo


     Brunet V, 132: “fort rare”. Renouard, Accademia Veneziana, supplemento, 11: 'La difficulté étoit, dira-t-on, d'avoir sous les yeux ce livre qui est fort rare'. 

    Euro 1800



Bèze, Théodore de, Les vrais pourtraits des hommes illustres en piete et doctrine, du traual desquels Dieu s'est serui en ces derniers temps, pour remettre sus la vraye religion en diuers pays de la chestienté. Auec les descriptions de leur vie ... Plus, quaratequatre emblems chrestiens. Traduicts du latin de Theodore de Besze. S.l. (ma Ginevra), par Iean de Laon, 1581.


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    In-8° (195 x 135 mm), pp. (8), 284, (4), ritratto del giovane re Giacomo VI di Scozia, a cui è dedicata l'opera, 48 ritratti xilografici raffiguranti i protagonisti della Riforma protestante e dell'Umanesimo, dieci di essi, compresi i medaglioni che nell’edizione latina erano rimasti in bianco, sono qui presenti in prima stampa, seguono 44 emblemi xilografici a mezza pagina. Elegante legatura in marocchino color testa di moro, dorso a 5 nervi e 6 scomparti a colori alternati arricchiti da bei fregi floreali a losanga, agli angoli altri fregi a fogliame, titolo in oro su tassello. Ai piatti triplice cornice lineare in oro con al centro stemma ornato da volute e motivi a fogliame con l'iscrizione IUILLET 1696 (probabile anno di esecuzione della legatura). Dentelle interna e all'unghiatura. Tagli in oro. Bella marca tipografica al frontespizio, abrasione dovuta ad antica cancellazione di firma di appartenenza che ha creato un piccolo foro senza importanti perdite. Nel complesso splendido esemplare in bella legatura. Rara e importante opera illustrata dell’epoca della Riforma. Il progetto di Théodore de Bèze, intrapreso già nel 1577, era quello di presentare al pubblico i protagonisti della Riforma attraverso ritratti accompagnati da brevi note biografiche e, talvolta, da elogi in versi latini. Le immagini, frutto di ricerche condotte in tutta Europa, dovevano restituire il vero volto degli uomini celebri della Riforma. Le incisioni dei 44 ritratti, compreso quello del dedicatario Giacomo VI di Scozia, sono attribuite in parte all’artista svizzero Tobias Stimmer (1539-1584). Particolarmente significative sono le rappresentazioni di Jan Hus, Savonarola, Erasmo, Melantone, Lutero, Calvino, Zwingli, Gessner e Marot, oltre a quelle di Francesco I e Guillaume Budé, che, pur non essendo riformati, sono presentati come restauratori dello studio delle lingue antiche, fondamentale per l’interpretazione delle Scritture. Altrettanto degna di nota è la serie di emblemi, accompagnati da versi latini di Théodore de Bèze e incisi su legno da Pierre Eskich (1518-1595), incisore riformato di origine parigina stabilitosi a Ginevra. Nel suo Bibliographical Decameron, Thomas Frognall Dibdin elogiò la «delicatezza dell’esecuzione» degli emblemi e l’apparente fedeltà dei ritratti. Scopo principale dell’opera era costruire una vera e propria genealogia della Riforma, offrendo una risposta alle accuse dei cattolici che consideravano il protestantesimo una pericolosa novità priva di radici. Attraverso le biografie di teologi, umanisti e martiri, De Bèze intendeva dimostrare che la fede riformata rappresentava il culmine di una lunga tradizione di uomini pii scelti da Dio per restaurare la vera religione nel corso dei secoli. Accanto a questa funzione di memoria storica, l’opera ebbe una forte valenza di propaganda e diplomazia politica, come dimostra la dedica ufficiale al re Giacomo VI di Scozia, volta a consolidare le alleanze internazionali tra i paesi protestanti e a educare i futuri sovrani d’Europa alla difesa della fede riformata. 


    Haag, II, 281; Thomas Frognall Dibdin, The Bibliographical Decameron 










     



BASAGLIA Franco (a cura di), Morire di classe: la condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin. Torino, Einaudi, 1969




 


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    In-8°, pp. 88 interamente illustrate da fotografie, brossura editoriale illustrata. Prima Edizione

    Franco Basaglia, Antonio Slavich e un piccolo, almeno inizialmente, gruppo di operatori del settore avevano iniziato a scardinare la realtà manicomiale sostituendo la prassi dell’isolamento con quella della libertà e del rispetto, ma la società del tempo poco ne sapeva e ancora meno ne voleva sapere. Nacque così al gruppo l’idea di coinvolgere la fotografa Carla Cerati che a sua volta si rivolse a Gianni Berengo Gardin per una collaborazione. A loro si chiese di recarsi all’interno di alcuni manicomi per fotografare, per la prima volta, i pazienti internati e l’ambiente in cui essi si trovavano a vivere. Un compito assai arduo per le resistenze e le chiusure di un’istituzione che non voleva far trapelare nulla di quello che succedeva dentro. I fotografi si recarono a Gorizia, Firenze, Ferrara e Parma e le loro fotografie mostrarono il tremendo processo di disumanizzazione alla quale molte persone erano condannate. Dentro un’istituzione chiusa vivevano “l’inferno sulla terra”. Le immagini della Cerati e di Berengo Gardin rafforzarono le parole e le azioni di Basaglia e dei suoi collaboratori: il muro era stato squarciato. Le loro fotografie spalancavano gli occhi a chi, da quel momento, non poté più rimanere indifferente. Le immagini vennero utilizzate nel 1969 per questo libro documentario, la cui pubblicazione rappresentò un momento fondamentale nella storia dell’intero movimento contro i manicomi. Morire di classe è, infatti, allo stesso tempo un album fotografico politico e sociologico, un libro da leggere tanto quanto un libro da guardare, un reportage che diede un contributo fondamentale alla costruzione del movimento d’opinione che avrebbe portato, nel 1978, all’approvazione della legge 180/78. 


    Parr & Badger, II, 246: «One of the first reportages from within a psychiatric asylum. In a way a pamphlet on the condition of people in mental hospitals». 





Casorati Felice - Luzi Mario - Verlaine, Cantique des colonnes, lithographies de Felice Casorati. Torino, ERI Rai, 1949.

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    In folio (260 x 365 mm.), ff. 10 di testo e 6 doppi fogli per le sei litografie a piena pagina in bianco-nero di Felice Casorati, ognuna firmata a matita dall'artista e dallo stesso numerata. Cartella editoriale con alette, autore e titolo impressi in nero al piatto superiore. Edizione limitata a 100 esemplari su carta Fabriano tipo Umbria. Ottimo esemplare. Raro.

    L’opera è formata da una poesia di Paul Valéry, dalla rispettiva traduzione di Mario Luzi e da sei litografie realizzate da Felice Casorati. Inoltre è presente una nota editoriale in cui vengono indicati il titolo del libro per esteso (Cantique des colonnes, suivi d’une traduction italienne de Mario Luzi, et avec six lithographies oroginales de Felice Casorati) e l’occasione della pubblicazione del volume: «Le Cantique des Colonnes de Paul Valéry, avec six lithographies originales de Felice Casorati et suivi de la traduction italienne de Mario Luzi, est édité par la radiotelevisione italiana à l’occasion du Xème anniversaire du comité mixte franco-italien pour la rediodiffusion et la télévision, fondé à Rome le 27 avril 1949».


    Pittore italiano (Novara 1883 - Torino 1963). Una delle figure più eminenti nel movimento artistico moderno in Italia. Il suo spirito critico lo spinse all'incontro con il movimento simbolista europeo e in particolare con la secessione viennese, da cui scaturì una ricerca che, pur operando nell'ambito di un gusto cromatico e lineare, mostra già il suo interesse per la purezza e il nitore della forma. Non bisogna dimenticare, accanto alle opere di pittura del C., la sua attività di grafico, scultore, architetto, scenografo, nonché l'interesse per le arti decorative: questa concezione della scambievole "unità delle arti" era stata incoraggiata, come si è detto, dall'ambiente intellettuale torinese. L'opera grafica è particolarmente indicativa, in quanto permette di seguire, meglio che nella pittura, le varie ricerche compiute dal. C. nel corso della sua vicenda artistica, come preparazione e studio

    Euro 2800


     


Libri Moysi quinque. Genesis. Exodus. Leuiticus. Numeri. Deuteronomium. Cum annotationibus, & obseruationibus Hebraicis haudquaquam poenitendis, quæ prolixi commentarii vice esse possunt. Parisiis, ex officina Roberti Stephani typographi regii, 1541.



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    In-4° (250 x 170 mm.), pp. (16), 662, (2), bella marca tipografica allegorica al frontespizio raffigurante un ulivo a cui si appoggia un uomo e il motto 'Noli Altum Sapere'. Magnifica legatura del XVI secolo, di probabile manifattura parigina e di raffinata esecuzione, in pieno vitello bruno-nocciola su piatti in cartone. Dorso liscio, decorato con eleganti ferri a volute e motivi ornamentali azzurrati, impressi in oro e in argento (tendente al nero per ossidazione). I piatti presentano una complessa decorazione, delimitata lungo il margine da una prima triplice filettatura impressa a secco, entro la quale si sviluppa un ricco apparato ornamentale. Al centro è collocata una placca a motivi vegetali, con viticci e fogliami intrecciati, impressa in rilievo secondo motivi di gusto arabo-moresco. Sul resto dei piatti si sviluppa un magnifico arabesco fitomorfo continuo, costituito da cornici sinuose a volute, motivi floreali e fogliacei, con effetti di azzurratura e annerimento. Le volute, seguendo un andamento curvilineo continuo, si intrecciano a fiori, fogliami e viticci, definendo e accompagnando con notevole armonia la cornice del rosone centrale. L'insieme crea uno straordinario contrasto con l'oro della placca centrale, secondo un disegno di particolare eleganza e fluidità, tagli dorati e goffrati, con ricca decorazione a motivo vegetale e arabescato impressa sulla superficie dorata. La combinazione della grande placca centrale arabescata, dei ferri fitomorfi, delle volute continue, della decorazione azzurrata e della doratura trova importanti riscontri nella cultura delle legature realizzate nella Francia rinascimentale per i grandi bibliofili dell'epoca. I ferri utilizzati per la decorazione in argento, caratterizzati dalla particolare azzurratura, mostrano affinità con ferri impiegati nell'ambito della produzione libraria aldina e, soprattutto, nelle celebri legature riconducibili all'ambiente di Jean Grolier. La presente legatura mostra tuttavia una concezione ornamentale sufficientemente autonoma. L'apparato decorativo si inserisce pienamente nel gusto rinascimentale per l'arabesco, termine con il quale si indica l'ornamentazione fogliacea di ascendenza islamica, caratterizzata dall'intreccio continuo di volute, viticci, foglie e motivi vegetali stilizzati. Tale repertorio ebbe larghissima fortuna nell'Europa del primo Cinquecento.  


    Hobson, Humanists and book binders; De Marinis. La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI; Devaux. Dix siècles de reliure 


Un testo di profezie che preannuncia la Rivoluzione francese

Mirabilis liber qui prophetias revelationesque nec non res mirandas preteritas presentes et futura: aperte demonstrat... Paris, on les vend au Pellican en la rue sainct Jacques, 1525.


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    Mirabilis liber qui prophetias revelationesque nec non res mirandas preteritas presentes et futura: aperte demonstrat. ... In duas partes presens liber distinguetur: prima prophetias ... secunda vero & ultima gallico ydiomate inuentas enarrabit... segue: Sensuyt la seconde partie de ce livre.. Paris, on les vend au Pellican en la rue sainct Jacques, 1525

    Due parti in un vol. in-8° (cm. 15,7 x 9,9), cc.CX; XXV, (3), frontespizio entro cornice xilografica, testo su due colonne nella prima parte e la seconda su una sola colonna in scrittura "gotica bastarda".  Deliziosa ed elegante legatura in marocchino rosso, dorso liscio con titolo e piccoli fleurons dorati, ai piatti cornice lineare in oro e una seconda cornice di cerchi intrecciati in oro (tipica delle legature francesi eseguite dai Bozerian), filetto all’unghiatura, dentelle con motivo geometrico interna, sguardie marmorizzate, tagli dorati. Lavoro di tarlo al margine bianco inferiore delle prime 25 cc., senza intaccare il testo, splendido esemplare, assai fresco in bella legatura.

    Cantamessa 5096; Durbon, 6320.


    Il "Mirabilis liber (Mirabilis liber qui prophetias revelationesque, necnon res mirandas, preteritas, presentes et futuras, aperte demonstrat...)" è una popolare antologia di profezie sia antiche sia moderne scritta in forma anonima da santi e teologi cristiani. Il "Mirabilis liber" conteneva profezie di fuoco, peste, carestie, inondazioni, terremoti, siccità, comete, occupazioni brutali e sanguinose oppressioni. La prima parte in latino contiene i testi di Metodio, Agostino, la profezia della Sibilla, la "Pronosticatio" di J. Lichtenberger e i  "Vaticinia" di Gioachino da Fiore,...  la " Revelatio" di Savonarola etc.. La 2° parte, molto più rara, è in francese, contiene le profezie di Merlino (fine del XII secolo), nonché la famosa profezia attribuita a St. Césaire d'Arles famosa perchè si pensa annunci la Rivoluzione francese. 

    Tali previsioni lo resero estremamente popolare all'epoca della Rivoluzione francese, tanto che in molti cataloghi ottocenteschi era suggerito che il "Mirabilis liber" avesse anticipato la stessa Rivoluzione. Sorprendentemente, pare che il libro aveva previsto un'imminente invasione araba in Europa, l'avvento dell'Anticristo e la conseguente fine del mondo. Testo importante, tanto da essere stato fonte di ispirazione di Nostradamus per le sue profezie, quanto temuto dalla Chiesa che nel 1581 lo aggiunse all'Indice dei libri proibiti. 


Una delle piu eleganti e raffinate produzioni di Bodoni

De Rossi, Giovanni Gherardo, Scherzi poetici e pittorici. Parma, co' tipi bodoniani, 1795


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    In-8° real folio (22 x 14,5 cm.), cc. 53, ultimo foglio con dati tipografici e 41 belle tavv. f.t. incise in rame di Francesco Rosaspina colorate all'etrusco in nero e giallo, compreso il primo rame che rappresenta il frontespizio originale dell'opera con il titolo inciso datato Roma, 1794. Dedica a stampa da Alessandro de Souza e Holstein, firmata dal De Rossi, autore dei versi redatto in vario metro e con tema allegorico amoroso. Bella ed elagante legatura in piena pelle marezzata, dorso a cinque nervi, titolo su tassello e frgi in or, ai piatti triplice cornice lineare in oro con agli angoli fregi floreali, filetto lineare in oro all'unghiatura, dentelle interna. tagli in oro. Mancanza alla cuffia superiore, leggere usure agli angoli. Interno fresco. Firma di appartenenza di Giacinto Caissotti alla carta bianca.


    Una delle più eleganti e raffinate produzioni di Bodoni; le belle tavole a carattere mitologico-allegorico, finemente incise in rame da Texeira, sono colorate all’etrusca in nero e giallo. Dedica a stampa ad Alessandro de Souza e Holstein, Conte di Sanfrè e di Motta Isnardi. 

    De Lama II, 107: ”Si trovano degli esemplari coi 41 rami neri; altri coi medesimi coloriti all’etrusca; altri coi rami stampati in rosso pallido entro un arabesco nero…”. 

    Brooks, 601. De Lama II, 107.


La prima traccia scientificamente accertata dell'eziologia della scabbia.

G. Cosimo BONOMO Giacinto Cestoni, Osservazioni intorno a' pellicelli del corpo umano fatte dal dottor Gio. Cosimo Bonomo e da lui con altre osservazioni scritte in una lettera all'illustriss. sig. Francesco Redi. Firenze, Matini, 1687



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     In-4°;  (23 x18 cm); pp. (2), 16, 1 tavola incisa su rame da Francesco Nacci, in cui sono raffigurate 15 figure di insetti. cartonatura rustica, corpo del volume staccato dalla legatura, restauro integrativo al margine interno del frontespizio.


    Edizione originale e rara di questo opuscolo di grande importanza storico-scientifica contenente la prima descrizione dell'acaro riconosciuto come agente eziologico, e non più mera conseguenza della scabbia (acarus scabei).  L'Autore aveva inviato una lettera al Redi in cui esponeva la sua teoria sulla natura acarica della scabbia; e il Redi, dopo averla corretta ed integrata, aveva deciso in quello stesso anno di pubblicarla, contribuendo a divulgare questa importante scoperta: il Bonomo non solo individua la causa della scabbia ma dimostra per la prima volta nella storia della medicina che un organismo di dimensioni microscopiche è la causa di una malattia definita. Egli racconta che dopo aver osservato delle donne che scoppiavano le bollicelle acquaiole dei loro piccoli figliuoli rognosi e ne facevano uscire dei piccolissimi globetti bianchi, aveva deciso insieme al collega Giacinto Cestoni di osservarne uno al microscopio, facendo una incredibile scoperta: «ravvisammo con certezza indubitata, che egli era un minutissimo Bacherozzolino, somigliante in qualche parte alle Tartarughe; bianco di colore, con qualche solco d'ombra sul dorso, insieme con alcuni radi, e lunghi peluzzi, snello e agile al moto con sei piedi; acuto di testa con due cornicini.. come li si può vedere nella fig.I e nella fig. III'. Da  pag. 3 del testo. 

     Malgrado l'evidente importanza di questo studio scientifico, l'opera venne praticamente dimenticata fino alla ripresa delle ricerche in questo campo da parte di Renucci nel 1935. "A dimostrare la verità della natura del male, il Cestoni e il Bonomo condussero studi accuratissimi e prolungati, i quali si riassunsero nella celebre lettera scritta al Redi, 'in cui dettero conto delle loro osservazioni, non solo essi riuscitrono a mettere in evidenza l'intima correlazione tra la rogna e la presenza di acari sulla pelle, ma anche la presenza delle uova, il che era nettamente contrario al principio di generazione spontanea della putredine degli umori' (Pazzini, Storia dell'arte sanitaria, p. 1012-1015);  Garrison-Morton 4012; Friedman, The story of Scabies, NY, 1947, I-211/12; Belloni, Le "contagium vivum" avant Pasteur, pp. 10-11; Pusey, History of dermatology, pp. 44-45; Waller 1288; Wellcome Cat. II 201; Mieli I 122-127; Gamba 1811; Hagen I, 72; Hirsch I 624 e 868. 



ESTIENNE, Henri, Apologie pour Herodote ou traitè de la conformitè des merveilles ancienne avec les modernes. Nouvelle edition: faite sur la premiere augmentée de tout ce que les posterieures ont de curieux et de remarques par Mr. Le Duchat. A La Haye, chez Henri Scheurleer, 1735. capolavoro del genere satirico" (Fred Schreiber).


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    Tre volumi in-16° (154 x 90 mm.), pp. (6), XXXVI, XLVIII, 200, (48); (6), 201-624; (8), 434, tre antiporte incise in rame allegoriche, frontespizi in rosso e nero con marca calcografica. Stupende legature in pieno marocchino rosso, dorsi a cinque nervi, con titolo e fregi in oro, ai piatti duplice cornice lineare , al loro interno sinuosi fregi geometrici neoclassici agli angoli, raccordati da linee puntinate, dentelle interna, tagli dorasti. Splendido esemplare assai fresco. 

    La migliore edizione di questa opera classica dello stampatore e umanista Henri Estienne (1528-1598). Pubblicata a Ginevra nel 1566, censurata su richiesta di Calvino, l'Apologia di Erodoto resta "l'opera in volgare più popolare di Henri Estienne, uno dei monumenti della prosa francese del XVI secolo e un capolavoro del genere satirico" (Fred Schreiber).

    Euro 750




La migliore edizione di questa opera classica dello stampatore e umanista Henri Estienne (1528-1598). Pubblicata a Ginevra nel 1566, censurata su richiesta di Calvino, l'Apologia di Erodoto resta "l'opera in volgare più popolare di Henri Estienne, uno dei monumenti della prosa francese del XVI secolo e un capolavoro del genere satirico" (Fred Schreiber).


Jacob, Nicolas Henri - Rados, Luigi, Storia naturale delle scimie e dei maki disegnati dal sig.r N.H. Jacobpro ed incise dal sig.r L. Rados, in cui vien rappresentata la figura di ciascuna specie, accompagnata d'un testo italiano, colla traduzione del medesimo nelle lingue francese e tedesca. Opera disposta con ordine dietro le scoperte dei piu rinomati naturalisti. Arricchita di schiarimenti relativi ai costumi, astuzie, nutrimenti... della maniera di dar loro la caccia...e sull'uso della loro carne in medicina. Milano, Artaria, Bettali, Ubicini, Hugues, 1814. 


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    In folio ( 43,5 x 31 cm), frontespizio inciso in bella  cornice architettonica con ai lati due maki che tendono lo stendardo con il titolo, dedicatoria al principe Eugenio Napoleone, Discorso preliminare su due carte, tre tavole numerate (III - IV -V), una tavola n.numerata, tavola di testo numerata VI che riguarda la razza delle scimmie divise in cinque classi, LXX tavole incise in rame ognuna preceduta da una tavola di testo nelle tre lingue indicate al frontespizio, seguono 17 tavole di testo incise e numerate LXXI - LXXXVIII , 2 pagine di indice, seguono nuovamente le 20 tavole di testo incise in lingua francese e tedesca numerate da LXXI a XCI, 2 pagine di indice, segue ' Dei lemuriani ossia maki propriamente detti' con frontespizio senza dati tipografici, 6 pagine di testo (3 in italiano 3 in francese e tedesco), XV tavole incise in rame, indice, al fondo sono stati rilegati la tavola di testo numerata IV e il secondo frontespizio. Legatura in mezza pelle blu con titoli e fregi in oro al dorso, la legatura si presume di qualche anno posteriore alla data di pubblicazione ma sempre XIX secolo. Al frontespizio, lieve strappo al margine bianco inferiore restaurato, le ultime 4 carte presentano un rinforzo cartaceo laterale senza intaccare mai il testo e alcune bruniture. La pagina di testo relativa al piccolo Cinocefalo tav. 9 presenta uno strappo lungo tutta la metà orizzontale della pagina, restaurato senza alcuna perdita, alla tavola LXIII integrazione cartacea del margine inferiore bianco. Nel complesso ottimo esemplare molto fresco di questa celebre edizione sulle scimmie e sui lemuri splendidamente illustrata dai disegni di Jacob Nicholas e incise dal parmense Luigi Radios, incisore e pittore formatosi all'Accademia di Belle Arti di Brera. Edizione identica alla prima che uscì nel 1812 a fascicoli. Edizione originale della parte dei Lemuri che uscì nel 1814. Affascinante storia naturale dal ricco apparato iconografico che rappresenta le scimmie conosciute fino a fine Settecento. Interesssante la parte nella quale viene descritto un coraggioso continuum scimmie-uomo che vuole rafforzare l’idea della natura animale della nostra specie (antropologia naturalistica). Le scimmie antropomorfe vengono classificate in base al loro prognatismo e l’orangutan, prima scimmia “ad altezza d’uomo”, «occupa quasi l’ultimo posto nella famiglia numerosa delle scimie». 

PANPHILUS Francesco., Francisci Pamphili, praestatissimi poetae Sanctoseverinatis Picenum, hoc est de Piceni, quae Anconitana vulgo Marchia nominatur, et nobilitate, et laudibus. Opus nunc primum in lucem Jani Matthei Durastantis sumptibus editum. Macerata, Excudebat Sebastianus Martellinus, 1575.


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    In-8° (162 x 110 mm.) 4 cc., 128 pp., 8 cc. di indice, bel frontespizio in xilografia, ritratto de Durastanti al verso del frontespizio, emblema dell'autore in xilografia raffigurante Mercurio,  un anziano con un  libro sotto il braccio e Fortuna con la vela e nell'ovale tutto intorno il motto: 'Mercurio duce fortuna autem ac eius nebulonibus invitis', marca tipografica all'ultima pagina raffigurante un'incudine sulla quale due martelli battono un serpente attorcigliato tra le fiamme, capilettera e fregi xilografici. Affascinante legatura coeva in piena pergamena floscia con nervi passanti, titolo manoscritto al dorso, tracce di legacci. Note manoscritte di mano coeva alla prima carta bianca e ai piatti della legatura. Bell'esemplare, fresco e genuino. 

    Prima edizione dei tre "Libri Piceni" del Panfilo in distici elegiaci, una delle poche opere che rimangono dell'umanista sanseverinate. Vi è descritta la storia, la geografia e la natura dei luoghi con al fondo del volume 'un copioso indice di tutti i luoghi e i personaggi picenati citati nell'opera'.

    Lo stampatore Sebastiano Martellini fu il primo a introdurre verso la fine del secolo XVI la tipografia a Macerata. Tipografo prolifico e versatile, attivo tra il 1568 e il 1626, il M. seppe coniugare perizia e rigore compositivo sia nei prodotti editoriali più complessi sia in quelli minori e d’occasione. Secondo una stima approssimativa realizzò più di trecento pubblicazioni, diverse per tipologia e impegno editoriale, in prevalenza al servizio delle istituzioni politiche, culturali, ecclesiastiche e giudiziarie della città. La produzione del M. riflette l’interazione con la comunità cittadina e le sue istituzioni (Comune, Studium, Accademia dei Catenati, curia diocesana, confraternite, ordini religiosi, curia del legato, tribunale della Rota)


    Lozzi, 3592:  'Assai raro'


Prima edizione italiana in prima tiratura: Lewis Carroll, il genio vittoriano che trasformò l'assurdo in letteratura


CARROLL LEWIS, Le avventure d’Alice nel paese delle meraviglie. Tradotte dall’inglese da T. Pietrocola-Rossetti. Con 42 vignette di Giovanni Tenniel.. Londra, Macmillan and Co, 1872


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    In-8° (196 x 145 mm.), pp. 112,  titolo racchiuso in duplice cornice, testo racchiuso in cornice xilografica lineare, incisione nel testo  di Rinoceronte e una grande  tavola ripiegata f.t. con parti mobili  che permettono  un ruolo attivo al lettore - spettatore permettendo di cambiare la scenografia al centro della montagna con tre diversi scenari,  cartonatura alla bodoniana. Frontespizio con lieve mancanza ma ricostruita in prossimità della cornice lineare, ricostruzione dell'angolo esterno inferiore con interessamento di alcune lettere dei dati tipografici che risultano essere ricostruiti manualmente. Per il resto buon esemplare privo di bruniture. 

    Raro e interessante testo sulla relazione del torneo tenuto in onore del passaggio di Margherita Aldobrandina, sposa al Duca Ranuccio Farnese di Parma e Piacenza. Nel giugno 1600 l'organizzazione e direzione della solenne festa venne affidata all'Accademia dei Gelati  che ebbe l'occasione di esibirsi in una spettacolare opera - torneo. Oltre alla descrizione della prassi organizzativa che ci da impoortanti informazioni sui tipi di combattimento,  sull'inventore  del campo e delle macchine vi è la parte recitata del poeta con l'accompagnamento musicale. La trama allegorico drammatica  attribuita a Melchiorre Zoppio racconta  che  '... Circe, seguace di Venere,..., ha trasformato Pico, re di Laurento, in un usignolo poi di nuovo in essere umano privo però di ogni volontà  e costretto a vivere succube nella Reggia. Ma Apollo ha vaticinato che - sia di Circe il potere distrutto quando sposino tanti gigli e tante stelle (cit. pp. 15)- allusione agli emblemi dei Farnese e degli Aldobrandini. I cavalieri bolognesi combatteranno quindi per liberare Pico, prigioniero della grotta di Circe che sprigionerà sempre nuovi incantesimi e sortilegi finchè, sconfitto un terribile monoceronte, tra fragore di girandole pirotecniche si dissolverà come per incanto lasciando apparire la città di Parma (omaggio all'amore maritale e principesco)'.

    L'incisione con foro centrale che permette il cambio di tre diversi scenari ci restituisce l'aspetto della macchina principale costituita dalla grande montagna di Circe con la reggia al sommo e una spelonca al centro per il mutamento delle immagini. La montagna larga 70 piedi ( 26,60 metri) e alta 45 (17, 10 m) s'innalzava sul lato nord della piazza della Fontana e presentava nel mezzo una caverna di 36  per 36 piedi  (13,68 m).  Di fronte si sviluppava l'arena lunga 105 piedi (circa 40 metri) cinta per tre lati da palchi fatti a scaglioni.   ll testo riporta il nome del bolognese Gugliemo Fava quale inventore  'del campo e delle macchine'  e che si avvalse  della collaborazione dell'accademico Incolto, Vincenzo Fabretti.


    Deanna Lenzi, "Teatri ed anfiteatri a Bologna nei secoli XVI e XVII", in Barocco Romano e Barocco Italiano: Il teatro, l'effimero, l'allegoria, Roma, 1985, pp. 180-181. Cicognara 1407; Watanabe, 718 

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ROUSSEAU, Jean-Jacques, Les Confessions [première partie] suivies des rêveries du promeneur solitaire.. Genève, S.l., 1782.



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    In-8° (185 x 100 mm), pp. 12 n.n.,189, numerose vignette n.t. di G. Tanniel, tela editoriale arancione con titolo in oro al dorso, al piatto superiore triplice filetto in oro, al centro medaglione in oro raffigurante Alice che tiene in braccio un maialino, al piatto posteriore triplice filetto in oro e al centro medaglione raffigurante testa di gatto, tagli in oro. Ottima copia. Esemplare fresco. Restauri alla cerniera Prima edizione italiana nella rarissima prima tiratura stampata in lingua italiana a Londra da MacMillan and Co. (stesso editore della edizione originale inglese), tradotta da Pietrocola-Rossetti. Si distingue dalla più comune edizione in seconda tiratura per la tela liscia in colore arancione, sguardie verdi, tagli in oro e i piatti inquadrati da triplice filettatura in oro. 


    Vagliani P. Quando Alice incontrò Pinocchio, p.141



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Edizione originale

ROSIGNOLI Carlo Gregorio,

Il giuoco di fortuna overo il bene e 'l male de' giuochi.

Opera di Carlo Gregorio Rosignoli della Compagnia di Giesu.

Milano, per Giuseppe Pandolfo Malatesta, 1700.


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    In 12° (148 x 80mm), pp. (20), 241, bellissima antiporta incisa in rame da P. Bianchi raffigurante due giocatori di dadi ad un tavolo interrotti dall'arrivo di una guardia con in alto a sinistra il motto 'Ludere pertinax', capilettera e finalini in xilografia. legatura in piena pergamena coeva con nervi passanti, titolo manoscritto al dorso. Ottimo esemplare genuino e fresco. Edizione originale.

    Rosignoli Carlo Gregorio (Borgomanero 1631- Milano 1707)

    Destinato inizialmente all’insegnamento, diede lezioni di retorica nei collegi di Novara, Cremona e Milano, di filosofia a Genova e Milano, di sacra scrittura, teologia scolastica e morale a Torino, Genova e Milano. Ma ricoprì diversi altri uffici: fu prefetto degli studi, padre spirituale, responsabile delle congregazioni, confessore, consultore del provinciale, ammonitore del superiore, esaminatore dei professi, rettore del collegio di Como (1678-81), preposito della casa professa di S. Fedele in Milano (1687-90) e del noviziato e casa di probazione a Milano (1694-98). Entrò nella Compagnia di Gesù il 7 febbraio 1651. Dall’esperienza di guidare comunità di formazione religiosa e dettare cicli di esercizi sulla «buona morte» scaturirono alcuni testi che sollecitavano i giovani a compiere una corretta scelta vocazionale in vista del riscatto eterno (L’elettione della morte, Milano 1693), a discernere con cura le amicizie (L’elettione dell’amico, Bologna 1698) e a evitare il vizio del gioco d’azzardo (Il giuoco di fortuna, Milano 1700)


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LE PAUTRE Jean,

Raccolta formata a metà del XVIII secolo che riunisce 170 tavole di ornamenti e oggetti diversi di Jean Le Pautre (1618 - 1682).

s.e., s.d.(1700).


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    In-4° (300 x 210 mm), ff.190, numerati a mano, legatura in piena pergamena con nome manoscritto dell'autore al dorso. Raccolta di 186 incisioni di ornamenti, vasi fontane fregi, tabernacoli, portali, ecc...disegnati da Le Pautre e per la maggiorparte incisi da Marietti

    Jean Le Pautre o Lepautre (28 giugno 1618 – 2 febbraio 1682) è stato un incisore francese fratello maggiore dell'architetto Antoine Le Pautre e padre di Jacques Le Pautre. 

    Iniziò come apprendista di un falegname e costruttore. Oltre ad apprendere il lavoro meccanico e costruttivo, sviluppò una notevole abilità con la matita. I suoi disegni, innumerevoli per quantità ed esuberanti nel contenuto, consistevano principalmente in soffitti, fregi, comignoli, porte e decorazioni murali. Ideò alari, credenze, armadietti, consolle, specchi e altri mobili. Lavorò a lungo alla Manifattura dei Gobelins. Realizzò molti progetti per André-Charles Boulle. Nel 1677 divenne membro dell'Accademia di Parigi. La raccolta comprende anche la bella suite di 6 (su 7) di Epitaphes disegnati da N. Blasset (1600 - 1659) e incisi da Jean Lenfant (1615 - 1674), allievo di Claude Mellan. Riccamente ornati, composti da forme architettoniche e decorati con putti, vasi, cartigli fogliari e teschi. Dovevano essere attaccati alle pareti e ai pilastri di una chiesa. Nicolas Blasset (Amiens 1600 – 1659) è stato scultore e architetto. Nella Cattedrale di Amiens sono ancora conservate molte delle sue sculture e monumenti






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